Secondo lo studio Atradius le insolvenze aziendali cresceranno del 26% a livello globale e del 50% in Europa, con l’Italia di poco al di sotto della media continentale. Il Report aziende è utile per valutare la solvibilità
La crisi economica generata dalla pandemia di coronavirus sta portando in Italia ad una crescita delle insolvenze aziendali intorno al 48% per quest’anno. A dirlo è il report di Atradius, società olandese specializzata nel settore dell’assicurazione dei crediti commerciali, cauzioni e recupero crediti.
Avevamo già affrontato la questione della salute delle aziende italiane colpite dalla crisi economica, in particolare delle PMI, che sono il segmento industriale più colpito. Le misure messe in campo dal Governo hanno impedito fino ad ora un’impennata di default, ma per il 2021 è attesa una crescita anche dei nuovi flussi di crediti deteriorati (fonte: Outlook ABI-Cerved).
Secondo Atradius, i motivi che porteranno alla crescita delle insolvenze aziendali sono sostanzialmente da ricercare nel graduale ritorno delle economie alla situazione precedente alla pandemia. In particolare, i fattori che incideranno sono la ripresa delle attività di gestione delle procedure fallimentari e la progressiva eliminazione delle misure fiscali e di sostegno alle imprese adottate dai governi locali.
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Per questi ragioni, numerose imprese con forti pressioni sulla liquidità si troverebbero più esposte al rischio di default sui pagamenti, con evidenti effetti a cascata sulle catene di fornitura e sul sistema economico locale e globale.
Proprio per questo motivo Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia, ha evidenziato l’importanza di nuove proroghe per quanto riguarda le misure fiscali e la sospensione delle attività di gestione fallimentare. Solo così si potrebbero ridurre le ripercussioni sul rischio di credito commerciale e sull’andamento dei tassi d’insolvenza nel 2021.
I dati globali delle insolvenze aziendali
Lo studio di Atradius ha esaminato la situazione a livello globale. I livelli di default sui pagamenti cresceranno del 26% a livello globale e del 50% in Europa, con l’Italia di poco al di sotto della media continentale (48%).
I dati vedono nelle prime posizioni Australia (+88%) e Singapore (+75%), mentre in Europa i rischi maggiori si concentrano in Francia (+80%), Belgio (+61%) e Regno Unito (+56%).
Al di sotto della media UE, ma con un tasso di crescita del rischio default sui pagamenti comunque allarmante, si collocano Spagna (+49%), Italia (+48%) e Olanda (+44%). All’ultimo posto l’Irlanda (+3%), dove i tassi d’insolvenza avevano già ripreso quota lo scorso anno, mentre a livello globale la Turchia (-6%) è l’unico paese a registrare una contrazione dopo il peggioramento del 2020.
I tempi e la portata della ripartenza economica saranno diversi nei vari Paesi. Molto dipenderà dall’evoluzione della pandemia e dal successo della campagna vaccinale, che a loro volta condizionano l’aggravamento o l’alleviamento delle misure restrittive e dei lockdown.
Focus sull’Italia
Le misure di sostegno anti Covid hanno dato, come già detto, un aiuto alle imprese in ginocchio, salvando anche molte di esse. Non si può trascurare il fatto che potrebbero, però, verificarsi fallimenti nel 2021, soprattutto in tutti quei Paesi che hanno adottato misure di sostegno per le imprese in difficoltà, tra cui l’Italia.
“Il decremento dei tassi d’insolvenza (-29% anno su anno) osservato da Atradius in Italia nel 2020 ha carattere di eccezionalità ed è dovuto esclusivamente all’evenienza straordinaria che ha attraversato il nostro Paese (e il mondo) nel corso dell’anno” – ha affermato Massimo Mancini.
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Le misure adottate nel nostro Paese per fronteggiare l’emergenza pandemica sono riuscite ad arginare per quanto possibile le numerose situazioni di difficoltà in cui si è trovato d’improvviso il tessuto economico italiano comprese le PMI.
La drastica inversione di tendenza prevista per quest’anno con un +48% è un dato previsionale la cui realizzazione dipenderà dal perdurare o meno delle misure fiscali e di sostegno governativo e da cosa accadrà alla ripresa delle attività di gestione delle procedure fallimentari.
Per prevedere l’evoluzione del rischio di default sui pagamenti delle imprese bisognerà tenere conto, in primo luogo, dell’andamento economico e delle dimensioni dell’eventuale ripresa, a livello locale e mondiale.
La realtà resta estremamente incerta e a essa si aggiungono nuove normative più stringenti che contribuiscono a rendere la vita delle imprese più difficile. È il caso delle nuove regole europee che hanno abbassato in modo drastico le soglie di default nei confronti delle obbligazioni bancarie, entrate in vigore a partire dal 1° gennaio 2021.
Il Report aziende per valutare la solvibilità
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